COMUNE BERNEZZO

REGIONE PIEMONTE

UNPLI

BANCA DI CARAGLIO

FONDAZIONE CRC

Associazione Calcio Bernezzo

L'Associazione Calcio Bernezzo è certamente una delle realtà più antiche del paese, essendo sorta nel periodo immediatamente successivo alla fine del secondo conflitto mondiale ad opera di un gruppo di giovani desiderosi di abbinare il duro lavoro feriale nei campi a momenti di maggiore spensieratezza. 
Al nascente movimento calcistico aveva aderito anche l'Azione Cattolica locale e i Curati don Macagno e don Piccinoli, che promuovevano le partite di pallone a patto che si svolgessero dopo la conclusione dei vespri domenicali, ossia verso le 16; a quei tempi non era pensabile disputare incontri nei giorni feriali, sabato compreso, perché le varie occupazioni occupavano tutto il tempo disponibile ai giocatori. Inoltre molti genitori non vedevano affatto di buon occhio la nascente passione per il calcio, dal momento che la pratica sportiva non solo costituiva "una perdita di tempo", ma rischiava anche di compromettere le attività lavorative per colpa del pericolo latente degli infortuni. Per questo motivo nei primi anni della società non era sempre facile mettere insieme 11 persone disposte a partecipare alle partite di pallone, e sovente si faceva ricorso ad amici provenienti dai paesi vicini, soprattutto da Caraglio, oppure in villeggiatura estiva a Bernezzo.

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Nel 1946-47 stavano sorgendo in Cuneo e nei dintorni alcune compagini, promosse principalmente dagli oratori parrocchiali; la neonata A.C. Bernezzo si scontrava con queste sia in casa che all'esterno; il campo casalingo ero allestito presso Piazza Martiri della Libertà, che presentava misure quasi idonee (m. 80 x m. 30) ma un fondo in terra battuta piuttosto insidioso per i calciatori, che spesso concludevano gli incontri con vistose abrasioni. Altri problemi erano inoltre causati dalla presenza di due ruscelli ai lati del campo, che in occasioni delle partite erano coperti mediante reti; spesso infatti i palloni che finivano nei ruscelli si riempivano d'acqua, e il conseguente aumento di peso rendeva più difficile la pratica del gioco. Un ulteriore problema era suscitato dalla convivenza della neonata pratica calcistica con i residenti nei pressi della piazza, nei cui giardini sovente terminavano la loro corsa le sfere scagliate dagli atleti; le porte infatti non erano dotate di reti e spesso i portieri battuti erano costretti a raccogliere i palloni a molti metri di distanza. Il campo di gioco era utilizzato per le partite e gli allenamenti nel periodo estivo; nell'intervallo e a fine partita, non essendo presenti locali adibiti a spogliatoi, i giocatori si ristoravano presso il lavatoio. Nei mesi invernali, nonostante le abbondanti nevicate dell'epoca, le sedute di preparazione si svolgevano nei pressi della Chiesa Patronale di S. Pietro, più soleggiata rispetto a Piazza Martiri della Libertà.
Nei primi incontri l'A.C. Bernezzo non era dotata di una divisa ufficiale, ma i giocatori si autodotavano di una maglietta scura in modo da presentarsi in campo con una distinta il più possibile omogenea. La prima maglia ufficiale fece la sua comparsa nella stagione invernale tra il 1947 e il 1948 e portava i colori rosso e blu del Bologna, grazie all'interessamento di Carnielli, allenatore dei Felsinei, che era solito trascorre le vacanze estive a Bernezzo avendo sposato una ragazza originaria di borgata Maggiori. Carnielli ottenne dalla propria società i soldi necessari per fabbricare le maglie e per comprare due palloni, e pose come unica condizione che la nuova divisa del Bernezzo rispecchiasse fedelmente quella del Bologna, con i colori rosso e blu alternati a righe verticali.

La clausola fu rispettata solo a metà, dal momento che la maglierista Adele Mandrile in Salvagno, a cui furono commissionate le bluse, era dotata di una macchina che, muovendosi lateralmente, permetteva di realizzare soltanto linee orizzontali. Carnielli si lamentò un po' per la varia-zione apportata alla divisa, ma coprì comunque le spese di realizzazione; la maglia a righe orizzontali rossoblù fu adottata dai giocatori Bernezzesi per più di 15 anni.

Nel periodo immediatamente successivo al conflitto mondiale non esistevano nella zona di Cuneo dei campionati ufficiali di calcio, per cui le partite disputate dal Bernezzo avevano sempre carattere amichevole, e tuttavia si configuravano come eventi in grado di catturare l'attenzione di moltissime persone. Una testimonianza dell'affetto con il quale i Bernezzesi seguivano la squadra locale è data dal primo incontro disputato in notturna nel campo di Piazza Martiri nella stagione 1948-49 contro una squadra proveniente da Cuneo; per l'occasione l'elettricista Pietro Ricci, deportato a Dachau nel corso della guerra, aveva allestito un impianto di illuminazione in grado di consentire la disputa dell'incontro, terminato sul risultato di 1-1. All'avvenimento presero parte moltissimi spettatori paganti, ai quali successivamente fu offerto un rinfresco, e con l'incasso della serata furono interamente coperte le spese per i pali e per i cavi elettrici e ne furono ricavate altre 30 mila lire, usate per le attività alle quali l'associazione prendeva parte, e in particolare per pagare le trasferte. Il Bernezzo infatti iniziò con frequenza crescente a disputare partire fuori dalle mura amiche, spostandosi in bicicletta o affittando pullman per recarsi nei paesi vicini, come Cuneo, Fontanelle, Dronero, Caraglio e Valdieri. 
Nel 1950 la squadra, ancora una volta grazie all'interessamento di Carnielli, ebbe l'occasione di disputare un incontro nello Stadio Comunale di Cuneo contro la squadra della Nasetta; notevole fu l'impatto emotivo sui giocatori rossoblù, abituati a giocare su un terreno di dimensioni molto minori. Nonostante il signor Francesco Gastaldi avesse promesso ai giocatori di donare 100 lire a chi riusciva a siglare un gol, i Bernezzesi non riuscirono nell'impresa ma disputarono ad ogni modo una partita onorevole in quel palcoscenico tanto importante. La Nasetta si impose per 2-0 ma faticò non poco per avere ragione degli ospiti, estremamente coriacei, capitolati soltanto per colpa di due "infortuni" difensivi. Del resto la tenacia era senz'altro il punto di forza del Bernezzo, che sopperiva con l'agonismo alla mancanza di tecnica individuale: la preparazione atletica era comunque notevole, perché ogni giorno i giocatori si recavano di corsa fino alla Borgata Torretta. Questo tipo di allenamento, estremamente semplice ma molto efficace, unito alla fiera determinazione di molti calciatori, rendeva il Bernezzo una squadra molto difficile da fronteggiare sul piano agonistico.

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Intorno al 1955-56 il movimento calcistico, potenziatosi nel tempo per merito del Curato don Piccinoli che, appassionato di calcio, svolgeva un ruolo di primo piano nell'organizzazione degli incontri, fu coinvolto da un intenso ricambio generazionale: i componenti della prima formazione passarono il testimone ai compagni più giovani, che presero in mano le sorti della squadra gestendo autonomamente partite e allenamenti. Rispetto ai loro predecessori le nuove leve, che erano composte per la maggior parte da studenti, avevano più possibilità di giocare e di assistere a partite di pallone di alto livello; di conseguenza si verificò un netto miglioramento del livello tecnico della squadra, sempre supportato da uno spiccato dinamismo. La nuova formazione continuò l'attività calcistica bernezzese, articolata esclusivamente in partite amichevoli fino al 1958, anno in cui per mancanza di un numero sufficiente di giocatori, dovuta in parte agli impegni lavorativi e in parte all'emigrazione, la squadra fu momentaneamente sciolta e alcuni dei suoi componenti si recarono a giocare nella squadra di Caraglio. 
Ma ormai la passione per il football era così radicata che il paese non poteva restare a lungo senza la propria rappresentativa. Per questo motivo il "Purgatorio" durò poco più di una stagione: già nel 1960 Bernezzo poteva nuovamente fregiarsi di una squadra di calcio, ricostituita per merito del Curato don Ramero, che aveva saputo coinvolgere molti giovani. Per coordinare la preparazione atletica, fu chiamato il professore di educazione fisica Giovanni Chiapello (Balu), che veniva appositamente da Cuneo per presiedere alle sedute di allenamento della squadra. 
A questi anni risalgono le prime partecipazioni alla Coppa Stadium, una delle manifestazioni ufficiali organizzate per coordinare l'attività delle compagini giovanili che, sempre più numerose, stavano facendo la loro comparsa nel cuneese. A causa delle limitate dimensioni del terreno di gioco di Piazza Martiri le partite in casa del Bernezzo erano disputate da 9 giocatori per parte; sugli altri campi invece i Bernezzesi dovevano schierare una formazione composta da 11 atleti. Probabilmente fu in questo periodo che venne realizzato un filmato di una partita vittoriosa disputata contro il Madonna dell'Olmo; le immagini furono proiettate nel salone parrocchiale sotto forma di diapositive di fronte a molte persone accorse per l'occasione.
Nel 1961 la compagine si iscrisse al campionato Juniores organizzato dal Centro Sportivo Italiano, e la partecipazione si protrasse fino alla stagione 1963-64. Successivamente ci fu un altra breve pausa, dovuta principalmente all'impossibilità di metter insieme una rosa composta da una quindicina di giocatori. Un nuovo tentativo fu realizzato nel 1965, ma la squadra non riuscì a portare a termine il torneo per mancanza del numero sufficiente di componenti. L'anno successivo si decise comunque di ritentare l'iscrizione al campionato Juniores CSI, sull'onda della partecipazione del torneo di calcio a 7 di Caraglio, concluso con un brillante secondo posto e con il premio a Giuseppe Fornara quale capocannoniere della manifestazione. Nei quattro anni successivi il Bernezzo continuò a disputare il campionato Juniores e, potendo contare su una formazione di qualità, riuscì a togliersi non poche soddisfazioni, finché l'entusiasmo si assopì nuovamente con la conseguente pausa nell'attività dell'Associazione.

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Nel 1972, grazie all'interessamento del ligure Zangrillo, che fornì i soldi per l'iscrizione al campionato e per la realizzazione delle nuove maglie dai colori rosso e bianco, la squadra prese parte al campionato "Open" - IV Fascia CSI disputando le partite in casa sul campo di Caraglio, dal momento che il terreno di Piazza Martiri era ormai considerato inadeguato alla categoria. La stagione 1972-73 fu certamente una delle più esaltanti della storia del calcio Bernezzese: in 19 partite disputate la rappresentativa riportò infatti 18 vittorie e un pareggio, conquistando a pieno titolo la possibilità di partecipare ai play-off, che coinvolgevano le prime quattro squadre dei due gironi allora presenti, per aggiudicarsi la vittoria finale del torneo. Sfortunatamente il Bernezzo non riuscì a raccogliere quanto di buono aveva seminato e, per colpa delle sconfitte riportate contro il Ceva e contro il Santa Croce, dovette accontentarsi del secondo posto, alle spalle degli antagonisti Cervaschesi.
Nonostante la delusione per il mancato successo, nella stagione successiva la squadra si riscrisse nuovamente al campionato CSI di IV Fascia , e nel contempo furono organizzate fino al 1975 formazioni giovanili di II Fascia; nei primi mesi del 1974 una compagine del paese prese parte al Torneo di Primavera di calcio a 7, organizzato dal CSI. Notevole fu la prestazione dei ragazzi bernezzesi, che si aggiudicarono la vittoria finale imponendosi per 2-0 nella finalissima disputata a Cuneo nell'Antistadio di Corso Monviso contro il Robilante.

Nel corso dello stesso anno furono finalmente ultimati i lavori di sistemazione del nuovo impianto sportivo di Via Aldo Bruno con la realizzazione degli spogliatoi e del sistema di illuminazione. Dotata finalmente di un terreno di gioco all'altezza delle proprie ambizioni, a partire dal 1975-76 per l'Associazione Sportiva Bernezzese prese avvio una durevole partecipazione ai campionati organizzati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, con una lunga partecipazione alla Terza Categoria. 

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Per fronteggiare al meglio la nuova avventura, i dirigenti responsabili della squadra, Giuseppe Costamagna, Elio e Giovanni Chesta, decisero di mutare ancora una volta la divisa di gioco; dal momento che la squadra non disponeva di un elevato capitale sociale, si decise di inviare una lettera a tutte le formazioni che allora militavano nella Serie "A", al fine di ottenere gratuitamente un gioco di maglie. Delle molteplici lettere spedite soltanto una ebbe risposta, ad opera dell'Hellas Verona, che in breve tempo fece pervenire ai Bernezzesi una serie completa di 15 divise di colore giallo e blu, provviste di maglie, calzoncini e calzettoni. Per potersi poi permettere l'iscrizione al campionato, che in quei tempi era piuttosto onerosa, i componenti della squadra si autotassarono, pratica che avviene ancora oggi, e riuscirono ad ottenere finanziamenti dall'Amministrazione Comunale. Per meglio gestire il proprio capitale, fu aperto un libretto di risparmio presso l'ufficio postale dove erano depositati i contributi offerti dai giocatori, dai privati e dalla Calce Dolomia.
In questi anni l'Unione Sportiva Bernezzese predispose la propria sede nei locali del circolo ACLI, allora situato nell'edificio prospiciente alla Chiesa della Madonna: l'ex portiere Saccomano, pittore per diletto, disegnò lo stemma dell'Associazione che campeggiava sul balcone del palazzo. A partire dal 1974 fu inoltre organizzato il torneo estivo presso il nuovo impianto di Via Cuneo: l'esperienza ottenne un lusinghiero successo e venne quindi ripetuta fino al 1979.
La partecipazione del Bernezzo al campionato di terza categoria FIGC si protrasse ininterrottamente fino al 1983; si giocava sempre di domenica pomeriggio e le prestazioni della squadra erano seguito da un buon numero di tifosi fedeli, nonostante gli alterni risultati conseguiti: a fine campionato la squadra si collocava quasi sempre nella parte medio-bassa della classifica. Il miglior risultato, un sesto posto nella graduatoria finale, fu conseguito presumibilmente nell'anno in cui il ruolo di allenatore fu ricoperto da Raimondo Arnaudo, che oltre a preparare la squadra disputava in prima persona gli incontri.
Non mancarono anche episodi sventurati, come i brutti infortuni che coinvolsero a breve distanza di tempo nel 1977 Anselmo Bruno e Sandro Chiapello, entrambi colpiti dalla frattura della tibia e del perone. I piccoli e grandi infortuni occorsi agli atleti accentuarono ulteriormente il problema maggiore del Bernezzo di questo periodo, ossia la carenza di organico: all'inizio del campionato il parco giocatori era composto solitamente da una quindicina di unità, che si riducevano drasticamente nel corso del torneo. Ne conseguiva che spesso negli ultimi incontri la squadra si schierava a ranghi ridotti, non di rado nel numero minimo consentito di 7 giocatori, compromettendo inevitabilmente l'andamento delle gare. In una di queste occasioni il Bernezzo, sceso in campo in formazione largamente rimaneggiata, dopo una sonora sconfitta si vide appioppare dalla Federazione Calcio una multa per "manifesta inferiorità".
Per ovviare alla difficoltà a partire dall'autunno del 1980 si decise di creare nuovamente un settore giovanile attraverso la formazione di una squadra composta dai ragazzi del paese, iscritti per lo più nel campionato di II Fascia CSI. Nel 1984 essi presero parte al campionato allievi FIGC insediandosi a metà classifica nella graduatoria finale. L'attività di questa compagine continuò con brevi interruzioni fino al 1988 e riservò non poche soddisfazioni, come la vittoria del campionato circoscrizionale nella stagione 1986-87 e il secondo posto conseguito l'anno successivo alle spalle del Confreria, il principale antagonista di quegli anni nei tornei di II Fascia. Successivamente per la concorrenza del settore giovanile del Caraglio, in cui militavano molti Bernezzesi, non fu più possibile iscrivere alcuna formazione giovanile.
Quanto alla prima squadra, conclusa l'esperienza in Terza Categoria nel 1983, partecipò nella stagione successiva al campionato CSI con buoni risultati. Ma in questi anni le maggiori soddisfazioni provenivano dai tornei estivi, in particolare dalla compe-tizione dedicata a Massimo Borgetto, in cui il Bernezzo seppe imporsi sia nella prima edizione del 1983, sia nella seconda del 1984. In particolare questa seconda affermazione costituisce un motivo d'orgoglio per i partecipanti, dal momento che rispetto all'anno precedente il livello qualitativo delle squadre partecipanti si era incrementato notevolmente: inoltre il successo bernezzese fu arricchito dalla consegna della Coppa a Franco Giordana quale migliore giocatore del torneo.

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Dopo una pausa di un paio d'anni, in cui per l'organico troppo esiguo il Bernezzo fu costretta a rinunciare alla partecipazione a competizioni a lungo termine, nell'autunno 1986 fu allestita, attraverso il recupero di molti giocatori "emigrati" in rappresentative dei paesi limitrofi, un'ottima formazione che prese parte al campionato ARCI-UISP per due stagioni consecutive, disimpegnandosi egregiamente. Nella stagione 1986-87, articolata in un'unica categoria, fu infatti conseguito il terzo posto assoluto, risultato che fu ulteriormente migliorato nell'annata successiva, con la conquista della seconda posizione nella graduatoria finale di uno dei due gironi da cui era composta la competizione.
Nella stagioni 1988-89 e 1989-90 fu ritentata nuovamente l'esperienza della Terza Categoria, caldeggiata principalmente dal geom. Re che intendeva costituire una squadra dalle grandi ambizioni. Purtroppo gli sforzi profusi non portarono ai risultati sperati: nonostante per l'occasione si fosse ingaggiato un allenatore "profes-sionista" prove-niente da Busca e tre o quattro gioca-tori di qualità, nel maggio del 1990 si concluse quella che fu probabilmente la più buia stagione per il calcio bernezzese. La squadra terminò infatti al torneo all'ultimo posto in graduatoria, con solo 4 punti all'attivo e con una lunga serie di sconfortanti sconfitte.
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A partire dalla stagione successiva il Bernezzo, richiamati in squadra alcuni giocatori che avevano temporaneamente abbandonato l'attività agonistica, abbandonò i campionati FIGC per iscriversi al torneo di "Eccellenza" organizzato dall'Unione Italiana Sport per Tutti (UISP); tuttavia la parabola discendente non era ancora terminata. Neppure il mutamento di Ente organizzatore riuscì infatti a risollevare la formazione dalla sua fase calante e nella primavera del 1992 la squadra fu retrocessa nella categoria "Promozione". Tuttavia quella discesa costituì il preludio di una serie di prestazioni convincenti, a partire dalla promozione in "Eccellenza", conseguita nella stagione immediatamente successiva, grazie al secondo posto ottenuto alle spalle del Beton Busca.
Sull'onda dell'entusiasmo per il salto di categoria, all'inizio dell'estate del 1993 il Bernezzo prese parte alla Coppa UISP, in cui si confrontavano le squadre che avevano conseguito le posizioni di testa della stagione da poco conclusa. I Bernezzesi disputarono un torneo encomiabile, e furono estromessi ai quarti in una partita emozionante quanto sfortunata: rimasti in nove uomini per colpa di un'infausta serie di infortuni, furono costretti a capitolare a cinque minuti dalla fine per colpa di una rete facilmente evitabile. Dopo due stagioni di "Eccellenza", la compagine partecipò nel 1995 al torneo estivo di S. Rocco conseguendo un lusinghiero quarto posto.
Nella stagione successiva, 1995-96, il Bernezzo riuscì a insediarsi alla terza posizione in classifica e ottenne la promozione alla categoria regina dei campionati UISP, la "Supereccellenza". Alla prima esperienza nella massima serie, la formazione ebbe una partenza bruciante, riuscendo a conseguire la prima posizione in solitaria dopo le prime sei giornate; tuttavia i giocatori non riuscirono più a ripetere le brillanti prestazioni dell'inizio e furono costretti a lottare a lungo per la salvezza. Ma anche l'obiettivo minimo della permanenza nella categoria sfuggì purtroppo all'ultima giornata, e il Bernezzo concluse la stagione al terzultimo posto, a una sola lunghezza dal Villar San Costanzo. Ma per una volta la fortuna era dalle parte dei Bernezzesi, che nell'anno successivo furono ripescati nella massima serie per il forfait di alcune avversarie. Iniziata la stagione con un numero di giocatori troppo esiguo, il Bernezzo non riuscì a fronteggiare in modo adeguato gli infortuni occorsi nel corso del suo campionato ai propri giocatori e fu nuovamente retrocesso in "Eccellenza".
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Nel 1998-99 la squadra si attestò al quinto posto finale, competendo a lungo per la promozione; l'ossatura della formazione era ormai consolidata e con alcuni opportuni innesti e accorgimenti il Bernezzo nella stagione appena trascorsa è riuscito finalmente a conquistare il primo posto in una competizione calcistica, aggiudicandosi il torneo con una giornata d'anticipo sulla conclusione. Le premesse del campionato 1999-2000 non erano del tutto rosee, dal momento che il campo di Via Bruno è rimasto indisponibile per tutto l'autunno a causa dei lavori di ristrutturazione, conclusi poco prima dell'inizio del girone di ritorno. Per questo motivo l'A.C. Bernezzo è stata costretto a giocare pressoché tutta la prima parte della stagione fuori casa, ma questo inconveniente non ha danneggiato particolarmente il cammino dei giocatori agli ordini del mister Giordana. Quando poi l'impianto di casa è ritornato agibile, l'A.C. Bernezzo ha saputo sfruttare nel migliore dei modi l'oppor-tunità di giocare tutto il girone di ritorno sul campo amico e ha conseguito la vittoria del campionato con una seconda parte di torneo davvero encomiabile: in dieci partite i Bernezzesi hanno riportato sette vittorie, due pareggi e una sola sconfitta, segnando ben 36 reti e subendone solo 10. 
Felice ma non appagata, l'A.C. Bernezzo, a partire dal Campionato 2000-01 si è iscritta al campionato di Terza Categoria, conseguendo discreti piazzamenti. 
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